Chi siamo e da dove arriviamo ancora non lo sappiamo. Siamo certi che ivi idilliaco spazio è aperto a voi tutti, che v’entrerete con l'umiltà che vi s'addice. Liberate la mente da negativi pensieri, regalatevi emozioni pure e sincere, alla fine vi faranno piangere, ridere e soprattutto ritrovare l'io perduto nella non mente. (Ethan S. A. Lesath)

Nome: Ethan Shaewn Ajakae Lesath 伊桑 山文 阿阿克 勒斯
Sono il redattore e fondatore, della N&L Press © che ha sede a Ginevra e di questo umile e modesto blog. Parte di quello che viene pubblicato, nasce dalla mia umile mente creativa ed il resto, sono informazioni prelevate da altri blog o siti giornalistici ufficiali. Poesia e giornalismo sono gli hobbies che coltivo dall'età adolescenziale, poi la passione per le lingue straniere, parlo e scrivo in spagnolo, inglese e francese, inoltre mi piace molto parlare di psicologia e filosofie orientali. L'Italia è il paese in cui sono nato, anche se dentro di me c'è il continuo desiderio di andare a vivere in nazioni lontane dalla mia terra d’origine. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato periodicamente. Non è la sponda di nessun partito politico ed inoltre non si considera un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. La Costituzione Italiana sancisce con l'Art. 21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Se volete scrivere alla redazione: nikawa.int@virgilio.it se volete chattare con il redattore e_ajakae@hotmail.com
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Su you tube sta spopolando il video che mostra l’istallazione di un “divertimento” nel luna park dell’ Idroscalo di Milano. Al di la delle polemiche e dei pareri positivi e negativi che sta suscitando la notizia, visto anche il pubblico divertiti, anche di bambini, credo che una analisi più profonda vada fatta con serietà e giudizio.
Ricordo quando decisi nel 1987 di andare in California per studiare inglese nell’università stata di San Diego. Chi si reca in Stati Uniti, se ha un parco divertimenti nei paraggi di sicuro non perde l’occasione per andarci. Così feci anch’io recandomi a Disneyland, il parco attrazioni più vecchio ubicato a Los Angeles. Ricordo che all’epoca c’era un’attrazione strana, una sedia elettrica vuota dove ci si poteva sedere, dopo pochi attimi un fascio di lampi, fumi e luci stroboscopiche, simulava l’esecuzione, mostrando davanti a se stessi uno specchio segreto che visualizzava il volto bruciato dalla virtuale scossa elettrica.
Oggi non c’è più la virtualità di una immagine come un tempo ma bensì un manichino, che viste le fattezze e movenze, sembra proprio un essere umano in carne ed ossa. Possiamo tutti pensare che vedere un manichino che si contorce simulando la morte, possa creare ilarità, ritengo invece che la spettacolarizzazione di una esecuzione sia di pessimo gusto. Forse è proprio il pubblico a voler fare di una esecuzione una spettacolo che possa servire come monito per coloro che compiono crimini efferati.
Andando indietro nel tempo, partendo dall’Egitto fino ad arrivare ad Enrico VIII°, che faceva decapitare le persone pubblicamente, così come fece anche la rivoluzione francese, i nazisti ed i fascisti, le esecuzioni diventavano uno show che spesso piaceva, un’orda di pubblico festante incitava il boia a uccidere, ad abbattere la scure sul malcapitato di turno.
Senza andare tanto per il sottile, la medesima situazione si ripeté negli ultimi anni con le esecuzioni capitali ed esemplari di Nicholae Ciausescu, Saddam Hussein. Ancora oggi nei paesi arabi ed africani le esecuzioni capitali avvengo nelle pubbliche piazze, come quella dei due ragazzi sedicenni gay, impiccati nella pubblica piazza di Theran perché omosessuali e rei di avere praticato la sodomia.
Non so proprio cosa ci sia da ridere nel vedere un manichino che simula una esecuzione su una sedia elettrica. È uno spettacolo riprovevole dal punto di vista umano, soprattutto perché il fantoccio sembra in carne ed ossa. Anche se non ha nulla a che vedere con questo tipo di notizia, ricordo quando in Italia vennero ritirati dal mercato quei bambolotti che venivano chiamati “sono nati ora”. Fu la fattezza stessa del giocattolo ad indurre una commissione apposita, a chiederne il ritiro dai negozi perché erano davvero brutti e sgraziati, appunto come i bambini appena nascono che sono avvolti dal sangue e dalla placenta.
Non è bello vedere un manichino che simula un essere umano che sta morendo. È macabro, la morte deve avere un rispetto ed una dignità, per questi motivi sono contrario alla pena capitale, perché la vittima alla fine diventa carnefice. Sì perché chi ha subito un danno, vuole vedere il reo morire fino ad esalare il suo ultimo respiro. Mi sono sempre chiesto cosa mai potranno pensare i boia, se hanno una coscienza, se il loro gesti in qualche modo li rende freddi e cinici e se il loro lavoro di routine li rende ancora più forti di fronte alla morte.
Non credo che l’olezzo di carne bruciata da una scarica elettrica faccia piacere, ve lo posso garantire perché un amico è morto folgorato da una scarica di 16000 volt che lo ha praticamente tagliato a metà. No signori miei, si potrà fare battute e raccontare barzellette più o meno condivisibili, rimanere stupefatti di fronte a delle scene cinematografiche create e digitalizzate da un computer, ma lo spettacolo come quello istallato all’Idroscalo, anche se è una finzione, lo ritengo sempre di pessimo gusto.
P.S. Ritengo ad ogni modo che per tutelare i minori, il "divertimento" in questione, andrebbe messo in un locale protetto e vietando l'accesso ai minori di 14 anni, esattamente come si fa per i film.

Sono oltre 2 milioni i bambini vittime di sfruttamento sessuale nel mondo: un quarto sono asiatici. L'età media del turista sessuale è di 20/30 anni (si è abbassata negli ultimi anni); 80 mila gli italiani che ogni anno si recano nei paesi in via di sviluppo e commettono atti sessuali su minori.; 20 dollari il prezzo medio pagato da un turista del sesso per un bambino.
Il turismo sessuale cambia dunque rotta. O meglio, protagonisti. Non più uomini "grandicelli" insoddisfatti della propria vita (soprattutto di quella tra le lenzuola), ma giovani rampanti poco più che adolescenti, con il soldo facile e la "brama" del proibito e del contro corrente. I nuovi pedofili sono ventenni o poco più, studenti o neo lavoratori, ragazzi di buona famiglia e dalle cospicue finanze.

I dati (fonte Unicef e Epat) sono stati presentati nell"ambito del convegno "L’uomo cattivo viene da lontano” organizzato dall’associazione “Legale nel sociale”. Si tratta di un fenomeno in gran parte sommerso, avvertono i promotori del convegno: “Concentrasi troppo nell’analisi quantitativa non deve far perdere di vista l’analisi qualitativa del fenomeno”. Individuate anche le rotte che i turisti sessuali percorrono; dall’Europa Occidentale in Asia, America Latina, Africa, Europa dell’Est; dall’America del Nord il turista sessuale va in Asia, America Latina, Africa, Caraibi e dal gisappone verso il sud est asiatico.

Tra i turisti sessuali il 3% è pedofilo. Sono 600 mila i bambini vittime del turismo sussuale in Cina, 575 mila in India, 200 mila in Nepal, 300 in Thailandia, in Brasile 500 mila, in Messico 370 mila. Lo Sri Lanka ne conta 30 mila, di cui l’80% è di sesso maschile. Variano anche i costi: in Thailandia un bambino costa tra 10 e 40 dollari, nelle Filippine tra 4 e 40, in Brasile tra 5 e 30 e nella Repubblica Domenicana tra 10 e 30.

Il Giornale ©

Cari amici,
vi porto a conoscenza di un fatto avvenuto realmente nella giornata del 21 luglio 2008. Ero stazionato all’aeroporto milanese di Linate in attesa di poter accogliere Alessio, un cliente disabile proveniente da Bari con un volo diretto della Airone. Il primo disguido è avvenuto subito alla partenza da Bari, in quanto la compagnia di bandiera non ha potuto imbarcare il cliente perché non s’era presentato in tempo utile.
Fin qui forse la burocrazia avrebbe potuto fare uno strappo alla regola, visto che ci sono una miriade di assessori e funzionari pubblici che riescono a fare fermare gli aeromobili con una telefonata di qualche amico potente ed a partire magari facendo perdere le coincidenze agli altri passeggeri. Sappiamo che il potere logora chi non ce l’ha, ma in questo caso credo che si sarebbe potuto fare uno strappo alla regola per poter aiutare il mio cliente disabile.
Uno dei tanti paradossi credo si sia creato quando hanno obbligato l’utente a prendere il volo successivo per Milano facendogli fare uno scalo a Roma, un ulteriore ingiusto disagio per il medesimo. Il ritardo è tollerabile fino ad un certo punto, non quando vengono violati e calpestati i diritti dell’utente. È stata mia premura di rassicurare il cliente che sarei ritornato in aeroporto più tardi per prelevarlo con il volo proveniente da Roma.
Cosa per altro successa con un sostanzioso ritardo che ha fatto perdere tutta una serie di appuntamenti programmati ed importanti nell’hinterland milanese. L’evento grave è avvenuto al suo arrivo all’aeroporto di Linate quando la sua carrozzella non è arriva con il volo perché se l’erano persa durante l’Odissea da bari a Milano. È stato proprio a qual punto che il mio cliente ha preteso di portarsi via la carrozzella di proprietà dell’aeroporto in quando non potendo camminare e non avendo la possibilità di avere la propria, aveva la necessità di averne a disposizione una.
La burocrazia aeroportuale non consente l’asportazione di beni di proprietà della Sea e quindi la violazione di tale normative fa incorrere la persona nel reato di appropriazione indebita. Ho assistito alla scena e vi assicuro che se mi fossi trovato nella medesima situazione, mi sarei comportato allo stesso modo. Dopo un giro di telefonate con responsabili del servizio aeroportuali e la guardia di finanza, ce ne siamo andati in albergo con la carrozzina dell’aeroporto in attesa che si trovasse quella di proprietà del cliente. Forse non avete idea di come siano i mezzi di trasporto che si usano in aerostazioni, in particolare parlo di quello di Linate e dei mezzi per disabili, c’è da avere vergogna. La cosa più grave è che non è ammissibile che un aeroporto non sia attrezzato per sopperire ad emergenze simili come in caso di smarrimento di una carrozzina, ce ne deve essere una sostitutiva da offrire al cliente.
Forse ci sarebbero gli estremi per una causa civile perché a mio avviso la burocrazia anziché confortare il mio cliente, lo hanno fatto sentire in forte disagio, così come le persone che hanno cercato in qualche modo di prodigarsi per aiutarlo a risolvere il problema. Mi ritengo un individuo dinamico ed intraprendente, la forza di volontà e la fantasia non mi mancano mai ed è stato forse anche per le mie amicizie che dopo ore di travagliate ricerche sono riuscito a trovare una carrozzina sostitutiva in attesa che si trovasse quella smarrita.
La vicenda ho saputo che s’è conclusa in serata, che alla fine l’aeroporto di Linate, ha riconsegnato la carrozzina al cliente e s’è ripresa quella di sua proprietà. Il danno il mio cliente alla fine l’ha subito perché i ritardi accumulati durante la giornata, gli hanno fatto perdere i suoi appuntamenti. Ritengo che spesso non bastino le scuse ufficiali ma che è la burocrazia a dover essere snellita con un po’ più di praticità e flessibilità mentale, quella che purtroppo manca in molti individui. Non auguro a nessuno di passare quello che ha dovuto subire e sopportare Alessio, che ora oltre ad essere mio cliente, è diventato mio amico. In che modo? In ognuno di noi esiste un lato umano, basta saperlo usare, io l’ho fatto e vi assicuro che lo avrei fatto per qualunque altro cliente. Il medesimo deve godere del rispetto umano, indipendentemente dai fattori di handicap, razza o religione d’appartenenza, è la regola del quieto e buon vivere…

Tacere
perché il non sapere ha preso
il sopravvento
Rendersi inermi d’agire
perché la paura intimorisce i nostri sogni
Ideali che stridono
come pneumatici sull’asfalto nel mese d’agosto
Il puzzo di gomma bruciata
arsa al tal punto da lasciare
una visibile traccia
come quelle che scriviamo quotidianamente
per noi stessi e gli altri
su molteplici blog
Chiediamo d’essere invisibili
e poi al contrario cerchiamo il contatto reale
perché quello virtuale ci opprime
Veniamo pervasi da un unico ideale
quello viaggiare all’unisono con la mente
Vogliamo sorridere e piangere
perché le emozioni controllate non esistono
quelle irreali sono una finzione cinematografica
che nonostante tutto
colpiscono emotivamente l’individuo sensibilie
Siamo alla fine duri e fragili
chi più chi meno
siamo esseri che delle emozioni
facciamo il nostro bagaglio affettivo
Diventiamo invisibili solo quando abbiamo paura
di sbagliare
di perdere l’amore riversato su prossimo
prossimo che anche se non conosciamo
rimane l’unico trait d’union
della nostra esistenza…
Ethan Shaewn Ajakae Lesath

L'affetto che hanno ricevuto da voi lettori non se lo sono dimenticato. Hanno letto i vostri commenti, le vostre mail. Così due bambini, in comune il nome, Alessandro, e la malattia, l'Epidermolisi Bollosa, hanno deciso di scrivere una lettera per ringraziarvi. Leggi la prima letterina. Il più piccolo ha strappato un foglio dal suo quaderno e con una biro blu ha scritto:
Cari lettori de "Il Giornale" mi chiamo Alessandro e sono un bambino farfalla. Ringrazio tutti quelli che ci hanno dato una mano. La mia speranza è che presto arrivino tanti soldini, così il dottor De Luca troverà la cura per la mia malattia, e io potrò finalmente correre e giocare a pallone con i miei amici. Ho un sogno…vorrei incontrare e stringere la mano al grande Valentino Rossi, e se guarisco vorrei diventare come lui. Un bacio a tutti…Alessandro
Insieme alla lettera due disegni: un sole grintoso per Valentino Rossi e un sole con i guanti. Per proteggersi. Perché l'epidermolisi bollosa può causare dolorose bolle anche al più leggero contatto, rendendo i normali atti della vita, come camminare e mangiare, delle vere e proprie sofferenze.
Alessandro B. (nella foto) non ha potuto scrivere la sua lettera, perché è stato da poco operato alle mani. Lo fa tramite il computer:
A tutti i lettori de "Il giornale" vi scrivo per ringraziarvi per tutto quello che avete fatto a nome della mia malattia. Sapete, non è facile vivere con certe difficoltà, ma spero che un giorno tutto questo finirà come un brutto sogno, ciò che avete fatto può essere chiamato l'inizio di una grande svolta alle sofferenze, è importante che la gente sappia che esistono queste persone e bambini, e che non li vedano come individui da evitare e da compatire, ma come persone piene di speranza e felicità, gente che combattono le loro difficoltà con fede. A volte immagino me, che corro felice in un grande campo da calcio, ricevo il pallone scarto un avversario e "faccio gol" spero che un giorno tutto questo non sia solo immaginazione, ma realtà. Mi piacerebbe tanto sperimentare ciò che molti bambini spericolati fanno, andare in bicicletta, fare la lotta tra bambini e fare tante spavalderie, senza farmi tanto male.
Ho scritto tutto questo al computer perché sono molto colpito alle mani, mi fanno spesso molto male, un giorno mi piacerebbe saper afferrare un pallone al volo, o anche semplicemente bere dal bicchiere afferrandolo con una mano, ma tutto ciò purtroppo non è possibile, ma grazie ad "Il Giornale" e tanti altri mezzi per farci conoscere, riusciremo a giocare per la prima volta ad uno sport. Ho 14 anni e vivo a Pinerolo. Grazie ancora, ciao, by Alessandro Bonelli
Cari bambini, la nostra speranza è quella di potervi aiutare concretamente e di potervi regalare una vita felice e serena, come quella di ogni bambino. Per questo, ricordiamo che potete donare il vostro 5x1000 a DEBRA Italia inserendo il codice fiscale 93034970876 nello spazio riservato alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale della tua dichiarazione dei redditi.
Il Giornale ©

Cari angioletti,
questa settimana si chiude con questa immagine, che vuole augurare a voi un weekend all'insegna del relax e della spensieratezza. Passate questi giorni in sintonia con voi stessi e le persone che più vi aggradano e vi amano. Io con la mente ed i miei sogni poltrirò in questa isola in vostra dolce compagnia, vi voglio un mondo di bene, con tanto amore... e stima
The Angel Ethan

gli imbecilli... trovano sempre un modo per dimostrare quanto la loro immane arroganza è al pari della loro ignoranza...

Non parlateci mai più di fair play, di understatement, di altre sostanziali balle a descrizione di un Veltroni low profil che usa neppure menzionare Berlusconi: e questo non tanto, in questi giorni, per le sediate scagliate contro Giuliano Ferrara, non tanto per il solito Antonio Di Pietro che ieri spiegava, sul suo blog, che «in caso di vittoria del centrosinistra, come primo punto, l’Italia dei Valori porrà nella sua agenda il nodo incestuoso di Rete4». Il problema è proprio un Veltroni che scaglia il sasso e nasconde la mano, un sasso che si chiama Unità, si chiama Furio Colombo, ha il titolo dell’incredibile inserto di otto pagine pubblicato ieri dal quotidiano: «Se torna lui: ecco l’Italia da incubo che ci aspetta». Qualcosa che non basterebbe un altro inserto di otto pagine per descrivere: ma ci dobbiamo un minimo provare, perché non possono venirci a spiegare che trattasi solo di un fisiologico surriscaldamento a pochi giorni dal voto.
Questa volta no.
E scusate se cominciamo con Furio Colombo, perché anche qui: lo sappiamo che è un problema delicato, che crea imbarazzi, che la dirigenza del Partito e la direzione del giornale lo sopportano come una vecchia zia che pretende di sbraitare sorseggiando un the da porcellane di Limoges. Però non l’hanno imboscato: gli hanno dato l’editoriale, dunque la linea dell’Unità è quella cosa lì, quelle sette colonne di lunghezza scalfariana con tanto di asterischi ed enfasi da Apocalisse di Geremia. Ma cominciamo con le cose più tenui, tipo questa: «Berlusconi ha violato tutte le regole possibili, scritte e non scritte». E questa: «Berlusconi ha inventato un guerra in Iraq che non esisteva, con regole di ingaggio che sono costate la vita a soldati italiani privi di protezione». Oppure questa: «Adesso pensa al Quirinale e l’incubo “ritorno di Berlusconi” diventa una minaccia istituzionale.
Stiamo parlando di un personaggio che, anche a causa del vasto potere personale che gli conferisce la ricchezza e il completo dominio sulla comunicazione italiana, è interessato al fatto ma non al diritto. Le reti unificate sono il suo vero progetto. Riesce, già adesso, con poche telefonate, a controllare interi consigli di amministrazione di cui non fa parte e intimidire intere testate giornalistiche in cui non ha investimenti diretti». Chissà che cosa direbbero, della geremiade di Colombo, questi consigli di amministrazione e queste testate. Chi se ne frega, sta arrivando il meglio, ossia il Berlusconi «dittatore a vita» nel caso ambisse pure al Quirinale: «Gli avversari devono aspettarsi un monitoraggio elettorale stretto. Per esempio la pratica di far spiare dai servizi segreti militari i giudici e i giornalisti, già sperimentata nel suo ultimo governo. Dittatura vuol dire togliere la parola, salvo blog e foglietti.
Ma intervenire a reti unificate sarebbe il suo capolavoro: un mondo finto come i modellini del ponte di Messina, mandati in onda a tutte le ore in modo da convincere che quel ponte già esiste». Del resto «Berlusconi ha aggiornato i suoi modelli»: prima era «Juan Peron», mentre «il modello adesso è Putin». Sì. Del resto «non bisogna dimenticare che il suo governo «ha agito con personale a pagamento della Russia di Putin, ed è incorso nella disavventura di non dimenticati e spaventosi delitti come la morte pubblica, per avvelenamento di polonio, della spia Litvinenko». Nota: se non stiamo commentando queste frasi è perché riteniamo che non serva. Cioè: Berlusconi che viola tutte le leggi, domina tutta l’informazione e l’industria, dittatore a vita, che toglierebbe ogni libertà e lascerebbe solo foglietti e blog, che ha come modello Putin e che in qualche modo è collegato alla morte di Litvinenko: che dovremmo fare, scrivere che non è vero? Anche perché Furio Colombo, non ci fosse chiaro, poche righe dopo riaffonda: «Il Paese in cui è stata assassinata per eccesso di libertà la giornalista Politoskaia è il modello di comportamento del governo Berlusconi». Te lo do io il low profile, il fair play. Nulla resiste all’onestà e alla lucidità mentale di Furio Colombo.
Dopodiché, scusate, ci sarebbe anche un inserto di otto pagine. E, credeteci, non è che i toni cambino tanto: sono solo suddivisi per argomenti. Ci permettiamo di glissare su Marco Travaglio che scrive di giustizia e di Berlusconi: scrive lo stesso articolo dal ’96. Poi c’è un articolo di Nando Dalla Chiesa che spicca per moderazione: si limita a dire che un Berlusconi vincente farebbe pressioni su giudici e Csm e Quirinale e Corte costituzionale. Ma oltre, in tutte le altre pagine, piccoli Colombini crescono. Lotta alla mafia? «Silvio la mise a rischio», nel suo programma «c’è solo un accenno», vuole favorire il ritorno ai mafiosi dei loro beni confiscati, vuole «ammorbidire il carcere duro»; il che sarebbe anche buona cosa, a parere di chi scrive: peccato che fu proprio il governo Berlusconi a stabilizzare il 416-bis: ma fa niente, «Le mafie possono vivere sonni tranquilli». Immigrazione: «Cultura del cannone, forze armate ai confini per evitare l’ingresso dei clandestini». Magari. Scuola: «Il marchio della Moratti, la selezione sociale», «incanalamento precoce al lavoro per i più deboli», «tagli sugli organici rispetto alla cura dei diversamente abili», «unico principio il creazionismo», «i capaci e i meritevoli hanno diritto ai gradi più alti, gli altri li manderanno a lavorare». Uhm. Va beh.
Fisco: «Meno tasse ai ricchi, meno servizi a tutti». Precariato: «Basta sposare il figlio di un milionario». E i suddetti sono soltanto titoli, mentre il seguente è un contenuto, diciamo: «Col governo Berlusconi il declino economico, sociale e ambientale rischia davvero di diventare irreversibile». Già. Ambiente: «Berlusconi ha contribuito a devastare tanta parte del Belpaese con centinaia di migliaia di case abusive e centinaia di migliaia di cantieri illegali dove si è evaso tutto», «i più bei passaggi italiani sono stati invasi dai cantieri e massacrati», e poi i parchi diverrebbero «luna park, supermercati, tutto vendibile, Colosseo incluso». Berlusconi vuole vendere il Colosseo. A Murdoch. E il ponte di Messina? «Voluto soltanto da lui e da potenti lobby siculo-calabresi». Abbiamo quasi finito. Politica estera: «L’imperativo sembra uno solo: combattere». In settima pagina, infine, c’è un articolone per dimostrare che Berlusconi, che fa politica da 14 anni, sia vecchio. In ottava invece c’è l’intera paginata pubblicitaria con il faccione di Veltroni, che era segretario della Fgci nel 1976. Ma la faccia vera era nelle pagine precedenti.
Filippo Facci - Il Giornale ©

Poi ci si lamenta se un prevosto di paese, avuta pubblica e assordante notifica che il «capo dei chierichetti» si dichiara gay, ricorre spicciativamente a un allontanamento a scopo cautelativo, per non ritrovarsi nell’imbarazzante situazione di doversi un giorno giustificare con qualche genitore, immagino. Certo, la decisione appare poco caritatevole e anche ingiusta, non essendosi il giovane in cerca di facile notorietà macchiato di alcuna colpa. Ma mettetevi nella tonaca del parroco: che altro doveva fare, pover’uomo? Sorvolare? Fingere di non aver visto? Tollerare lo scandalo? Converrà ricordare, di passata, che la lettera Homosexualitatis problema stilata nel 1986 dal prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale che oggi è papa col nome di Benedetto XVI, bolla l’inclinazione omosessuale «come oggettivamente disordinata», concetto peraltro ribadito nel Catechismo della Chiesa cattolica al paragrafo 2358.
Qualche tempo fa Vittorio Messori mi ha spiegato che la Chiesa, nella sua saggezza di «mater et magistra», in passato aveva sempre fatto in modo che le persone con tendenze omosessuali rimanessero pecorelle nel gregge e non fossero ammesse ai sacri uffici. Ma poi, in ossequio al politically correct che negli Stati Uniti scambiava questa forma di prudenza per un’intollerabile discriminazione, ha dovuto spalancare le porte delle istituzioni religiose a chiunque. In precedenza l’ostracismo si estendeva anche a coloro «che sostengono la cosiddetta cultura gay», come si legge in un memorandum della Congregazione per l’educazione cattolica, non a caso redatto in lingua inglese. Occhio alla data: il documento è del 1985. Lo stesso anno in cui entra nel vocabolario il sostantivo «omofobia». Se oggi molte diocesi americane sono screditate e in bancarotta, subissate da richieste di risarcimento presentate dalle vittime del clero gay, lo si deve esattamente a questo: alla paura della Chiesa di apparire omofoba.
Per cui, parafrasando la frase pronunciata da Madame Roland, vittima della rivoluzione francese, un attimo prima che la lama della ghigliottina le separasse la testa dal collo, viene da chiedersi: omofobia, quanti delitti si commettono in tuo nome? Qualche settimana fa è accaduto in Inghilterra un fatto emblematico. I giornali britannici di qualità, dal Times al Telegraph, ma anche quelli popolari, come il Daily Mail, ne hanno riferito con ampiezza. Idem la Bbc. In Italia silenzio di tomba. Due gay dichiarati, Ian Wathey e Craig Faunch, che vivevano more uxorio a Pontefract, nello Yorkshire occidentale, sono stati lasciati liberi di violentare per lungo tempo i ragazzini dati loro in affidamento. Ebbene, durante il processo è emerso che gli assistenti sociali del Metropolitan district council della città di Wakefield non avevano mosso un dito per paura di essere marchiati come «homophobic». La coppia era anzi considerata «da trofeo». L’orientamento sessuale degli «educatori» non è stato giudicato un motivo significativo «per pensare l’impensabile».
I due omosex, fra i primi a poter diventare genitori adottivi nel Regno Unito, hanno ottenuto la custodia di 18 ragazzi in soli 15 mesi. La coppia ha abusato di bambini di appena 8 anni. Quando una madre è andata a esporre i suoi dubbi, gli assistenti sociali, sempre per non apparire omofobi, si sono accontentati dei chiarimenti forniti da Wathey e Faunch e hanno spedito a casa loro persino un quattordicenne affetto da una grave forma di autismo, la sindrome di Asperger, che è stato «curato» con dosi massicce di pornografia gay. Michelle Elliott, direttrice di Kidscape, un’organizzazione contro gli abusi infantili, ha commentato: «Il buonsenso è uscito dalla finestra quando hanno permesso alla political correctness di prendere il sopravvento». In Italia sta uscendo dalla porta principale.
Stefano Lorenzetto - Il Giornale ©

Alberto Ruggin, diplomato di Este, è gay, e fin qui è affar suo. Alberto Ruggin va a confessarlo in Tv, a Ciao Darwin, programma condotto su Canale 5 da Paolo Bonolis, che lo include col numero 23 nella squadra omosex schierata contro la squadra etero, e da lì in avanti diventa affare di 5 milioni di spettatori. Alberto Ruggin è, o perlomeno ha dichiarato di essere, «capo dei chierichetti» (a 21 anni?) e solista del coro nella basilica di Santa Maria delle Grazie, non una chiesa qualsiasi, un santuario, e questo, se l’interessato permette, è anche e soprattutto affare del parroco, don Paolino Bettanin. Il quale ha deciso di reagire come meglio credeva: escludendo il giovanotto da entrambe le mansioni liturgiche. Così Ruggin è finito sui giornali, come forse sperava in cuor suo, e questo ancora una volta diventa anche affar nostro, di tutti noi che i giornali li facciamo e li leggiamo.
Ha agito bene o male il reverendo nel retrocederlo al rango di semplice fedele? Giudicate voi dalle successive dichiarazioni del ventunenne: «Voglio che vengano autorizzate le unioni omosessuali e per questo mi impegnerò politicamente nel mio Comune». Dal punto di vista dell’ortodossia, nulla si può rimproverare a don Paolino: non ha fatto altro che attenersi alle prescrizioni dettate dall’altro Paolo nella Prima lettera ai Corinzi: «Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio». Nell’attesa del giudizio finale, si presume che le medesime categorie, tutte peraltro più o meno rappresentate nella Chiesa, debbano almeno essere dispensate dal provvedere alla gestione del regno sulla Terra, anche se le indicazioni del convertito di Tarso al riguardo non appaiono altrettanto esplicite. Dal punto di vista dell’opportunità, il sacerdote ha commesso un errore inescusabile: è andato a infilarsi nel tritacarne mediatico.
Il che dimostra se non altro una grandissima ingenuità. Avrebbe dovuto sapere che la piazza era già saldamente presidiata dal suo ex confratello don Sante Sguotti, già parroco di Monterosso, meno di 30 chilometri da Este. Troppa grazia, Sant’Antonio, per la sola diocesi di Padova, in appena tre mesi. «Il parroco di Este ha superato in omofobia le posizioni più retrive della Chiesa cattolica», ha sentenziato Alessandro Zan, presidente dell’Arcigay veneto. Omofobia. Accusa tremenda. Una parola gettonatissima, di questi tempi. Designa l’«avversione per l’omosessualità e gli omosessuali». L’Accademia della Crusca non la registra nemmeno. L’Ansa la usò per la prima volta (e una sola volta) nel 1984. Dall’inizio di quest’anno la medesima agenzia di stampa l’ha già ripetuta 385 volte. Sullo Zingarelli risulta inventata nel 1985. Penso di non essere distante dal vero nell’attribuire la paternità dello sdoganamento semantico all’onorevole Franco Grillini, presidente emerito dell’Arcigay e deputato diessino.
Ai tempi in cui il neologismo fu coniato, gli omosessuali non avevano diritto di cittadinanza non solo nelle sagrestie ma neppure nel Pci. Era il 1986 quando Giancarlo Pajetta, alla vista di una foto che ritraeva Grillini con un gruppo di dirigenti gay davanti al Bottegone, reagì con uno dei suoi lapidari niet: «Io qui i finocchi non ce li voglio». Rimaneva pur sempre il partito che 37 anni prima, a Udine, aveva espulso l’omosessuale Pier Paolo Pasolini. Il mio amico Claudio Sabelli Fioretti ha appena pubblicato un libro-intervista con Grillini. S’intitola Gay. Molti modi per dire ti amo. Viene presentato così: «Volete sapere quanti calciatori in Italia sono gay? Volete leggere le polemiche fra Grillini e i cardinali omofobi? Volete sapere che cos’è il gaydar? Volete indovinare quale presidente della Repubblica era omosessuale?». Quante morbose curiosità: non avevano detto d’essere come gli altri? La pubblicità contempla un quinto interrogativo, assai sintomatico: «Volete capire perché più si è omofobi più si è omosessuali?». Suona minaccioso.
Si può tradurre così: se ci critichi tanto, vuol dire che sei come noi. Curioso modo di procedere: viene rovesciato su chi osa dissentire da certi stili di vita il sospetto d’appartenere a una categoria che pretende legittimazione naturale e giuridica. Insomma, più sei omofobo più sei normale. O no? Mi sfugge allora in che cosa consista la straordinarietà delle rivelazioni di Grillini raccolte da Sabelli Fioretti. La strategia della potentissima lobby gay appare chiara: non parlate di noi, se non per dirne bene. Questo sì che è razzismo. Significa davvero considerarli diversi da tutti. E su chi non si allinea, come il sacerdote di Este, sia anatema. Un cantore si può escludere dal coro parrocchiale se stona. Ma per uno scrupolo morale no. Qui bisogna mettersi d’accordo. Prima si accusa la Chiesa di non vigilare a sufficienza affinché a chierici e preti attratti da persone del loro stesso sesso sia impedito di riversare le proprie pulsioni all’interno di seminari e parrocchie.
Stefano Lorenzetto - Il Giornale © fine 1° parte


Cari angioletti,
l'irriverente il turbolento "giornalista" e showman romano ci ha lasciato con tanta amarezza e commozione. Il suo modo di fare spettacolo e talk show al di fuori delle regole, a volte scaltro ed al limite del political correct ha fatto scuola e sulla sua scia sono nati altrettanti cabarettisti senza peli sulla lingua. Noi di Parole allo Specchio ci uniamo al cordoglio di amici e colleghi cabarettisti e vogliamo ricordarlo con questa immagine, una delle sue ultime.. Ciao Gianfrà...