Chi siamo e da dove arriviamo ancora non lo sappiamo. Siamo certi che ivi idilliaco spazio è aperto a voi tutti, che v’entrerete con l'umiltà che vi s'addice. Liberate la mente da negativi pensieri, regalatevi emozioni pure e sincere, alla fine vi faranno piangere, ridere e soprattutto ritrovare l'io perduto nella non mente. (E.S.A. Lesath)
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Nome: Ethan Shaewn Ajakae Lesath 伊桑 山文 阿阿克 勒斯
Aisnet Press© nasce a Washington D.C. presso la Georgetown University nel 1993 ed ha trovato la sua sede definitiva a Ginevra nel 2005. Parte di quello che viene pubblicato nasce dalla umile mente creativa di Lesath, il resto sono informazioni ed articoli prelevati da altri blog o siti giornalistici ufficiali. Poesia e giornalismo sono gli hobbies principali che Lesath coltiva dall'età adolescenziale, poi la passione per le lingue straniere, spagnolo, inglese e francese ed anche interesse per la psicologia e le filosofie orientali. Lesath è nato in Italia anche se ama definirsi cittadino del mondo. Il presente blog è di proprietà dell'autore ai sensi degli artt. 1 e 2 della Legge 22 aprile 1941, n. 633: legge che, all'art. 171, sanziona penalmente la condotta di chi - senza il consenso dell'autore - riproduce, trascrive, diffonde o pone in commercio l'opera altrui. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Contact press: e_ajakae@hotmail.com
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... per lavare l'onta della guerra persa nel Vietnam !!
Sto seguendo con forte interesse le elezioni americane del 2008 che metteranno a confronto i repubblicani contro i democratici. Alla luce di varie analisi e riflessioni scambiate anche con amici sparsi per il mondo ho costatato che l’anello di congiunzione e di convinzione è uno solo, ovvero che gli eredi di Bush, la spunteranno ancora una volta. Vi chiederete del perché di queste mie parole che sono una personale opinione che potrebbero benissimo essere contestate senza tanti problemi. La politica americana in questi ultimi 8 anni è stata tutta impostata sull’antiterrorismo e sul fatidico 11 settembre del 2001 che causò una serie di attacchi tra New York e Washington D.C. la cupola del potere economico americano e mondiale.
Mentre Barack Hussein Obama Jr. ha sempre cercato sin dall’inizio di parlare di diritti di famiglia, di sovranità degli Stati Uniti, del potere economico finanziario andatosi a sgretolare per colpa delle spese militari fatte senza nessun controllo, dall’altra parte i guerrafondai McCain-Palin parlano di supremazia degli Yankee e del potere che dovranno esercitare per i prossimi 4 anni per evitare un ennesimo 11 settembre. Seguitano a parlare di armi e la Palin, governatrice dell’Alaska, è una che di armi se ne intende ed è guasi una guerrigliera con le palle d’acciaio. Lo è anche McCain, ex combattente del Vietnam, che vi ricordo essere stata la guerra che gli americani hanno perso con una popolazione di contadini.
Loro vogliono lavare l’onta della sconfitta nel Vietnam riproponendo la teoria del terrorismo islamico come ricetta per far sì che il paese non cada nelle mani dei soliti buonisti che pensano troppo all’amore ed ai fiori messi dentro i fucili. Hanno paura che il ’68 riecheggi come uno fastidioso sberleffo che possa fare perdere la supremazia e la credibilità in campo internazionale degli Stati Uniti. La faccia se la sono giocata con Bin Laden, sapevano e sanno dove si trovi, ma non hanno intenzione di trovarlo perché è meglio fare lavorare la macchina militare piuttosto che fermarla facendole perdere commesse miliardarie.
Gli americani li ritengo un popolo immaturo, casinista e guerrafondaio, sono razzisti e sanno solo fare sventolare le loro bandiere, in maniera falsa e subdola, solo quando vincono le medaglie d’oro alle olimpiadi, per il resto si torna sempre alla strategia del terrore ed alla minaccia di conflitti mondiali che nessuno vuole assumersi la responsabilità di fare scoppiare. Gli americani sono soliti dichiarare guerra a tutti, chiedono appoggio militare e logistico al prossimo solo per interesse personale e non per una esigenza dettata dal fare rispettare i diritti umani a quei dittatori in torta con gli yankee. C’è ancora odore di squadristi nostalgici del Ku Klux Klan che vorrebbero vedere neri ed altri meticci non americani dalla pelle diversa fuori dalle stanze del potere e non Barack Hussein Obama Jr. rappresenta un non americano che si vuole candidare alle presidenziali del novembre 2008.
Questo è lo schifo della grande America, che lancia proselitismi ed anatemi contro i nemici della democrazia e della libertà quando il paese è manovrato dalle lobbies delle armi che servono a mettere nero su bianco i piani strategici militari ed economici dei prossimi 4 anni. Questa è l’America che vuole il 50% della popolazione e poco importa se anche questa volta McCain e Palin useranno tutti i mezzi necessari per brogliare le elezioni, non importa a nessuno i giochi sono stati decisi perché gli Stati Uniti devono fare vedere di non essere deboli. Se lo facessero gli altri se ne approfitterebbero per mettere l’America in ginocchio.
Non vorrei fare l’uccello del malaugurio ma ritengo che gli Stati Uniti abbiano bisogno di un chiaro segnale che la nazione deve stare sulla cresta dell’onda e quale migliore occasione se non quella di fare capitare qualche cosa di grave che coinvolga lo stesso popolo in una sciagura autoprocuratasi, scaricando le responsabilità sul prossimo capo espiatorio che verrà spazzato via con l’ennesima guerra lampo. Io non amo l’America per questi motivi, per la dietrologia falsa che vogliono fare passare come oro colato e non vale nemmeno un centesimo bucato! Non faccio scommesse perché ritengo sia inutile, ma il sentore che Obama non vinca proprio perché i democratici si sono dimostrati deboli e poco propensi ad usare armi e guerre come soluzione generale e per tutelare i diritti umani insegnando come si governa una nazione e come s’impartisce la democrazia.
Questa è il mio auspicio, che l’America volti pagina per la prima volta, così potrà cambiare il proprio volto grazie ad un uomo di colore, una persona d’umile origini, un immigrato come tanti altri che potrebbe davvero lasciare il segno per le prossime generazioni. Peccato che non ne siano ancora convinti gli elettori, forse non ancora perché l’orgoglio nazionale cela interessi che non sono indirizzati al bene della collettività, ma alle lobbies che governano il paese da oltre un decennio.

